Visualizzazione post con etichetta persone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta persone. Mostra tutti i post

2013/01/02

Buon 2013!

Siamo in ritardo di un giorno, ma vi facciamo tanti auguri di buon anno del serpente!
Sono ormai mesi che non scriviamo sul blog, ma in effetti le cose che vale la pena di raccontare con questo mezzo non sono molte. Ci sarebbero alcune cose rimaste in sospeso, per le quali non ho ancora trovato la voglia (soprattutto) e il tempo, ma per il resto la nostra vita è entrata in una routine e non ci sono così tante novità come nei primi due anni passati in Giappone.

Approfitto dell'occasione per parlarvi un pò delle cartoline di auguri per l'anno nuovo, visto che mi sono resa conto che non ho mai spiegato come funziona in Giappone. In Giappone è importante inviare una cartolina di auguri per l'anno nuovo, che si chiama 年賀状 nengajyo, a familiari, amici, conoscenti, clienti... Gli auguri sono solo per l'anno nuovo e non per Natale, dato che in Giappone il Natale non conta.
All'inizio di novembre si inizia a trovare nei negozi e negli uffici postali l'occorrente per le cartoline: si va dalle cartoline prestampate (l'equivalente dei nostri biglietti che si comprano in cartoleria) alle cartoline bianche che vengono stampate a casa, ai set di timbri, adesivi, decorazioni e inchiostri vari per fare delle cartoline a mano.
I layout variano molto a seconda delle persone, per esempio chi scrive bene può fare un biglietto tradizionale scritto con il pennello, chi disegna bene fa tutto a mano, chi non disegna bene a mano libera ma gli piace fare del piccolo "bricolage" (io, per esempio) compra i timbri e poi colora a mano.
Se durante l'anno ci si è sposati si può mettere una fotografia del matrimonio, se si hanno dei bambini si possono mettere delle loro fotografie, in modo che chi sta lontano possa seguire i progressi della crescita.
In ogni caso c'è sempre un riferimento all'animale dello zodiaco cinese relativo, quindi nel 2010 è stata la tigre, nel 2011 il coniglio, nel 2012 il drago e nel 2013 il serpente. Vi faccio vedere alcuni esempi di cartoline che abbiamo ricevuto.

La prima è una cartolina del 2011, anno del coniglio. Ci è stata mandata da un collega di Ege. La cartolina è stata disegnata da lui e dalla figlia (entrambi molto bravi a disegnare) e rappresenta gli "Usa-ranger" (Usagi è il coniglio) cioè il collega di Ege, la moglie e le due figlie. Fate caso alle orecchie, richiamo dell'animale dell'anno ;)
La seconda è una cartolina del 2012, anno del drago, mandata da un'amica. La loro bimba era la protagonista della cartolina, e in basso ci sono due cavallucci marini, che per ragioni a me ignote sono equiparati al drago...
La terza è una versione più classica per il 2013, anno del serpente, inviata da un altro collega di Ege.
L'ultima è sempre una cartolina per il 2013 inviata dal mio parrucchiere. Tutto lo staff del negozio è presente e la proprietaria è quella in basso a destra con il kimono, seduta in modo formale. Anche qui c'è il riferimento al serpente.
Di solito si scrive un breve messaggio sul fronte della cartolina in aggiunta alle frasi formali già stampate. A volte si stampa già l'indirizzo del mittente, in modo da non doverlo scrivere a mano sul retro. Ovviamente i messaggi delle cartoline di esempio sono stati cancellati.

Altro aspetto da tener presente: se durante l'anno che sta per finire c'è stato un lutto in famiglia non si mandano le cartoline di auguri, e gli altri dovrebbero evitare di mandarcene una. Di solito all'inizio di dicembre chi ha avuto il lutto invia una cartolina diversa in cui dice che non manderà le cartoline di buon anno e chiede gentilmente agli altri di astenersi dall'inviare la cartolina a loro volta. Questo funziona bene tra giapponesi, ma con noi che siamo stranieri no, quindi ci è capitato di mandare la cartolina a degli amici e non riceverne una da loro, e scoprire poi al primo incontro dell'anno che avevano avuto un lutto di cui non eravamo a conoscenza.
Per concludere, ecco la nostra cartolina per il 2013, presente in parte nel banner ma che metto anche qui come sempre.
Akemashite omedetou gozaimasu!
あけましておめでとうございます!

A presto
emi

2012/07/06

Kiken desu! キケンです!

Mina-san, konnichiwa! Ohisashiburidesune!

Buongiorno a tutti! Da quanto tempo non scriviamo niente su questo blog... 
Un post veloce per prendere la mano con il nuovo layout di blogger (lo so, è uscito mesi fa, ma non sono stata molto presente...) in vista di un post più ricco. 

Il Giappone è un paese molto tecnologico, lo sapete, e i giapponesi spendono gran parte del loro tempo usando qualcosa di tecnologico, il cellulare, l'iPad, la Nintendo DS, ecc... 
I giapponesi però sono anche molto sbadati, immersi ognuno nel proprio mondo e senza bisogno di prestare attenzione a quello che li circonda più di tanto. 
Di conseguenza in tutte le stazioni ci sono avvisi per ricordare di fare attenzione a non cadere sui binari e finire sotto il treno in arrivo... Niente di nuovo, per carità, però il design di questo avviso mi è piaciuto particolarmente quindi ecco qui:


A presto!
Emi

e magari la prossima volta riuscirò a mettere l'immagine centrata...

2011/09/29

Random post #02: s'ha da fare o non s'ha da fare?

Questo mese sono andata a trovare un'amica che non vedevo da prima del trasloco, e ho scoperto una cosa interessante.
Questa amica abita in un condominio e il giorno che sono andata da lei c'erano degli operai che stavano montando un ponteggio per fare dei lavori sulle facciate. All'ingresso del condominio c'era questo cartello


A cosa serve, chiederete voi. Semplice, dice in che appartamenti si può stendere il bucato sul balcone e in quali no. La mia amica abita al 504, quindi quel giorno ha potuto stendere sul balcone. L'appartamento sopra il suo, il 604 invece, non ha potuto. Ogni giorno il cartellone viene aggiornato, e addirittura le indicazioni per il giorno dopo vengono esposte la sera del giorno prima, in modo che chi torna a casa dal lavoro la sera sa già cosa potrà fare la mattina seguente. Come si vede nella legenda in alto a sinistra sulla foto, le magliette verdi sono le indicazioni per il giorno corrente, mentre quelle arancio sono per il giorno seguente. Quindi, la sera di quel giorno qualcuno si sarà preso la briga di sostituire tutte le magliette verdi con quelle arancio, e la mattina dopo le avrà sostituite di nuovo con quelle verdi, e così via. E infatti vicino al cartellone c'era un contenitore con tante tesserine in ogni combinazione possibile: oggi/va bene, oggi/non va bene, oggi/forse, domani/va bene, domani/non va bene, domani/forse.


I giapponesi hanno un modo tutto loro (ovviamente) di indicare "va bene" e "non va bene". Il "va bene" si indica con un cerchio (maru まる), il "non va bene" con una X (batsu ばつ), e addirittura usano un triangolo per indicare quello che non è ancora deciso o poco chiaro. Questi simboli vengono usati dappertutto, dalla scuola per la correzione dei compiti, al lavoro, nel programmare un meeting, sui cartelloni pubblicitari, ecc. Noi occidentali usiamo i simboli un pò come ci pare, mentre per i giapponesi non è concepibile che ci siano dubbi su cosa voglia dire un determinato simbolo, quindi tutti li usano allo stesso modo.
Ricordo che quando studiavamo giapponese in Italia con Mimi-sensei, mi faceva sempre una strana impressione vedere i cerchi rossi sul mio quadermo perchè mi sembrava che fossero tutti errori.

"the pen is on the table"-"the dog is brown": non c'è scritto esattamente quello, ma la profondità di pensiero è simile...

E dopo essermi sottoposta volontariamente al pubblico ludibrio, vi saluto.
Alla prossima!
Emi

2011/04/24

La scena musicale underground di Osaka: DODDODO

Lo so, è passato fin troppo tempo da quando ho iniziato a descrivere qui la scena musicale underground di Osaka... nel frattempo abbiamo ampliato un po' le nostre conoscenze in merito, quindi cercherò di sintetizzare le nuove esperienze in un breve post!

Dopo la nostra prima esperienza in una live house giapponese lo scorso gennaio, che ci lasciò piacevolmente sorpresi, abbiamo iniziato a frequentare abitualmente questo tipo di locali. Non avendo altre conoscenze di band emergenti giapponesi, e dato l'impressionante numero delle stesse, abbiamo deciso di seguire le due che ci erano piaciute di più (うさぎさんの片耳ちょんぎったろか e nayuta), in modo da avere la duplice opportunità di rivedere loro e di ascoltare nuovi gruppi. In effetti questa strategia ha dato i suoi frutti, infatti ormai siamo diventati amici dei nostri due gruppi preferiti (il numero di fan presenti è sempre molto limitato, e due stranieri spiccano!) e abbiamo visto un discreto numero di altre band (ogni volta ne suonano circa 4 o 5). Bisogna dire che la prima volta siamo stati molto fortunati, avendo già trovato due o tre band molto interessanti, infatti con le successive sei visite a live house ad Osaka e dintorni abbiamo trovato solo tre o quattro nuovi nomi che ci piacerebbe seguire... ma d'altra parte, è sempre più di quello che si trovava in Italia ai tempi in cui ero coinvolto in ambiti musicali (magari oggi è diverso, ma dubito che lo sia in meglio), senza contare che la qualità e la creatività della musica qui è senza dubbio superiore.

Inizialmente avevo intenzione di parlare di tre nuove band, ma vedendo che la descrizione della prima da sola stava già vanificando la definizione di "breve" per questo post, ho deciso di descrivere solo lei. Sì, "lei", in quanto la band in verità è una "one-man band", o forse sarebbe meglio definirla una "one-girl band": il suo nome è DODDODO.

(Origine: doddodo.dokkoisho.com)

DODDODO è una minuta ragazza di Osaka che dal mio punto di vista meriterebbe di essere conosciuta in ambito internazionale (più di quanto non lo sia già) in quanto non è solo una musicista, ma un'artista alternativa difficilmente paragonabile ad altri o incasellabile in categorie conosciute. DODDODO, armata solo di un paio di campionatori, si esibisce in performance live uniche che ipnotizzano e fanno muovere il pubblico, esplorando nuove frontiere musicali (cosa non semplice: ne sono rimaste ben poche inesplorate) e scoprendo uno strano ordine all'interno del caos sonoro generato dai suoi strumenti.

Foto scattata durante la performance alla quale abbiamo assistito a Kobe

L'arte musicale di DODDODO non è semplice, e mi rendo conto che molti stenterebbero a definirla "musica". Ma lasciatemi dire che, ascoltando DODDODO, non bisogna sperare di trovare quegli elementi rassicuranti che ci permettono di distinguere la musica dal rumore, la melodia dal caos, così come non si possono riconoscere facilmente rappresentazioni della realtà guardando un quadro di Mirò: bisogna semplicemente guardarlo con altri occhi.


Ho cercato a lungo qualche video che rendesse l'idea di ciò a cui abbiamo assistito durante il suo live (l'unico video che abbiamo provato a fare con la fotocamera si sente molto male), ma non è così semplice. Innanzitutto, sembra che le sue performance siano spesso molto diverse fra loro e inoltre i pochi video che avrebbero potuto rappresentare bene un live simile a quello che ci è piaciuto tanto si sentono peggio del nostro. A quanto pare le frequenze estreme prodotte dai suoi campionatori, unite agli impianti audio delle live house (spesso sovradimensionati rispetto alle piccole stanze dove si svolgono i concerti) sono troppo per i microfoni delle normali fotocamere digitali!

In ogni caso, per avere almeno un'idea di cosa sia la musica di DODDODO, potete vedere questo video, di uno dei suoi pezzi più orecchiabili: 猫がニャ~て、犬がワンッ! (che significa una cosa tipo "il gatto fa miao, il cane fa bau!").

Alcuni frammenti live che si sentono abbastanza "bene": 1 2 3 4.

Ege

P.S. il 4 maggio abbiamo in programma di andare al nostro primo festival di band indipendenti giapponesi, il COMIN'KOBE11. Mega-organizzazione, mega-sponsor, 14 palchi su cui si alternano moltissime band dalla mattina alla sera e biglietto gratuito :)

2011/03/22

Emozioni

Ascoltando la recente puntata di Melog 2.0 sul Giappone (che potete ascoltare qui) sono venuto a conoscenza di questo bel blog di Flavio Parisi, italiano a Tokyo: Pesceriso

Ha scritto molto dal giorno del terremoto. Dato che mi ha emozionato per cio' che scrive e, soprattutto, per come lo scrive, consiglierei a chi fosse interessato di leggere tutti i suoi post a partire da questo e venendo via via verso i più recenti (cliccate sul titolo di destra appena sotto il riepilogo del numero di commenti per leggere il post successivo)

Ho anche fatto una selezione dei post che mi sono piaciuti di piu', inclusi quelli che confermano ulteriormente (se ce ne fosse ancora bisogno) la differenza tra Italia e Giappone in merito al disastro e alla diffusione di notizie. Lo so, sono tanti... vi ho detto che mi e' piaciuto ;)

Emozioni
Ohayou san
Qui non scrivete commenti polemici senò non ne usciamo più
L'umanesimo
Guadagnati nuovi lettori? bene
Ascolta i cretini?
Lamentarsi
Ironia
綾さん
Come dice Hillmann

Ege

P.S. stavo per commentare l'ennesimo articolo catastrofista, ma vedo che ci ha gia' pensato albino (fa piacere vedere questi sforzi in comune per riportare la visione italiana del Giappone entro termini reali!)

2011/03/17

Il "dovere della paura"

In questi ultimi giorni abbiamo avuto modo di assistere ad un evento molto particolare: l'instillazione e la gestione della paura da parte di alcuni media italiani negli animi dei nostri connazionali.
Innanzitutto spazziamo via ogni dubbio: con questo testo non intendiamo negare che quello che e' successo a nord-est del Giappone sia una tragedia. Abitiamo in questo meraviglioso paese da quasi due anni, e dato che ormai il Giappone e la popolazione giapponese sono entrati nel nostro cuore, non possiamo non sentirci afflitti vedendo le immagini e leggendo le notizie che arrivano dalle prefetture colpite dal disastro.

Tuttavia, avendo modo di vivere nella nazione che secondo alcuni media italiani e' ormai da qualche giorno "sprofondata nel panico", "terrorizzata", "in un incubo", eccetera, non possiamo fare a meno di notare una discrepanza tra cio' che viene scritto e cio' che vediamo e sentiamo in prima persona. Dato che questa discrepanza ci tocca direttamente, visto che fa aumentare esponenzialmente la preoccupazione dei nostri famigliari e dei nostri amici, lasciateci chiarire un paio di questioni: "il Giappone" e "i giapponesi" non sono affatto terrorizzati. Non abbiamo alcun dubbio che la popolazione che risiede nelle prefetture colpite sia distrutta, affranta per le perdite subite e preoccupata per le radiazioni che fuoriescono dai reattori nucleari danneggiati: non vogliamo affatto sminuire la tragedia che stanno affrontando. Quello che sembra non essere chiaro ad alcuni giornalisti nostrani e' che Miyagi e Fukushima NON sono il Giappone. Cosi' come il terremoto dell'Aquila non ha devastato l'Italia, cosi' come Katrina non ha devastato gli Stati Uniti, il terremoto e lo tsunami di qualche giorno fa non hanno devastato il Giappone. Allo stesso modo, il pericolo di contaminazione da radiazioni non ha gettato il Giappone nel terrore, come pare che alcuni giornalisti credano (o vogliano farci credere). I giapponesi con i quali abbiamo modo di interagire sono molto (ma molto) piu' tranquilli di come ci sentiamo noi dopo aver letto anche solo i titoli della home page di Repubblica (citiamo questa testata perche' e' quella che controlliamo, ormai quasi automaticamente, quando vogliamo sapere "che si dice in Italia" - ovvero sempre piu' di rado...). Un esempio, home page di Repubblica, 15 marzo:

Al di la' del fatto che chiamare "esplosione nucleare" le esplosioni che sono avvenute ai reattori di Fuskushima e' fuorviante (e lo conferma il giorno dopo - 16 marzo - l'ex ministro per l'Energia atomica Ievgheni Adamov, le cui parole, riportate proprio da Repubblica, sono: "Garantisco che un'esplosione nucleare non puo aver luogo")...

Ma prendiamo in considerazione l'ipotesi che chi ha scelto il titolo fosse poco concentrato su quello che stava scrivendo (d'altro canto, con tutto questo panico non e' semplice mantenere calma e sangue freddo dall'altra parte del pianeta rispetto alla "esplosione nucleare"). "Il Giappone ha paura" e "il terrore si sta diffondendo in tutta la nazione"?!? Il 15 marzo, mentre Repubblica titolava cosi', io (ege) ero seduto ad un tavolo con alcuni colleghi giapponesi, i quali, ben lungi dall'essere terrorizzati, ridevano e scherzavano chiaccherando di svariati argomenti. Il piu' pensieroso ero io e alla mia domanda "ma non siete preoccupati che qualcosa di simile possa accadere in futuro anche nel Kansai?", la risposta e' stata: "dopo aver affrontato questo disastro sapremo come evitarlo in futuro". E giu' a parlare d'altro. Il bello e' che non sono casi isolati: girando per Osaka la sensazione diffusa e' proprio la stessa. Estrema calma, analisi razionale di quello che sta accadendo (di certo non "Incubo" o "Apocalisse") e fiducia incrollabile nella propria nazione (che sia questa la chiave che manca a noi italiani per capirli?).

Insomma, dopo il terremoto, lo tsunami e durante l'emergenza nucleare a nord di Tokyo, le popolazioni piu' terrorizzate sono quelle occidentali. Come si spiega? Di sicuro il ruolo dei media e' stato fondamentale nel diffondere il panico. Giusto per capirci, da cittadino italiano mi aspetterei che gli organi di informazione italiani mi rendessero l'unico servizio che dovrebbe essere alla base della loro esistenza: fornire informazioni il piu' possibile accurate, tempestivamente, evitando di seminare panico. Se poi queste informazioni fossero tali da spingere *me* a decidere di abbandonare il Giappone, ben venga (anche se dubito che lo farei tanto facilmente: abbiamo degli amici qui). Ma deve essere una mia decisione, maturata sulla base delle informazioni *affidabili* che ho ricevuto. E' chiaro che i giornalisti e le testate giornalistiche hanno anche il ruolo di fornire opinioni sui fatti che accadono. Ma queste opinioni non dovrebbero surclassare e mettere da parte la parte piu' preziosa del loro operato: l'informazione. Se sono interessato all'opinione del giornalista tal dei tali in merito all'energia nucleare, mi leggo il suo articolo. Ma mi sembra inutile dire che quando un disastro come quello che e' avvenuto colpisce una zona vicina a dove vivo, posso essere interessato, ad esempio, a sapere se e quale livello di radiazioni c'e' a Tokyo, non a sorbirmi la retorica pro/anti-nucleare e la minimizzazione/allarmismo che la alimenta.

Il fallimento di Repubblica nel fornirci informazioni adeguate ci ha spinti a cercare altre fonti d'informazione, che fortunatamente abbiamo trovato sul sito dell'Ambasciata Italiana a Tokyo (anche se bisogna dire che gia' alcuni giornali statunitensi sono stati utili per ridimensionare le cose). Nelle prossime immagini e' possibile vedere un esempio del "nucleo" informativo che e' stato letteralmente occultato e distorto dalla retorica anti-nucleare (nel nostro caso). Alla fine siamo arrivati ad usare la home page dell'ambasciata come fonte di informazioni... sara' anche uno dei suoi compiti in caso d'emergenza, ma certo e' che se alcuni giornalisti si fossero degnati di mettere da parte la retorica e fornire qualche informazione utile ci sarebbe risultato piu' semplice:

1) capire cosa stava succedendo
2) capire quale fosse il pericolo effettivo per chi non risiedeva nelle zone colpite
3) tranquillizare le nostre famiglie e i nostri amici
4) capire la reazione dei giapponesi


Possono esserci svariate motivazioni che hanno spinto alcuni giornali a reagire in questo modo, tra le quali:

1) ignoranza della geografia del Giappone (in particolare per quanto riguarda le distanze)
2) fobia maggiore riguardo all'energia atomica rispetto all'unica nazione che ha subito due attacchi nucleari
3) svariati interessi nello strumentalizzare l'avvenimento per motivi politici / interessi economici
4) aumento delle vendite / dei click
5) ...

Potrebbe ovviamente essere un insieme di motivazioni, tuttavia il titolo di questo post, ispirato da un articolo pubblicato sul sito di Repubblica, ci fa sospettare che una delle tre motivazioni elencate qui sopra sia preponderante rispetto alle altre. Potrebbe anche essere condivisibile l'idea del senso di responsabilita' generato da un sano confronto con la paura: cionondimeno sarebbe stato preferibile, almeno ai nostri occhi, dare priorita' all'informazione durante il disastro, e lasciare le elucubrazioni, la filosofia e la propaganda a tempi successivi.

equadro

P.S. ci conforta sapere che non siamo gli unici italiani in Giappone a vederla cosi' (consigliamo *vivamente* la lettura dei seguenti post a chi voglia farsi un'idea *realistica* di come si stesse in Giappone nei giorni scorsi):

Il blog di albino - La città viva e morta
Il blog di albino - Pizzafilia e la stampa nuclear-scandalistica
Il blog di albino - Nuclearismo 1987 vs 2011
Mainichi Tonari Shinbun 3 - Tonari, sei l’ultimo italiano rimasto a Takasago, ti prego scappa
Milano vs. Tokyo - Il caos calmo di Tokyo In fila per fuggire sul treno


P.S.: Scusate se l'impaginazione dovesse essere un po' diversa, ma sto copia-incollando il testo che mi ha mandato Ege, che dalla Cina non riesca ad accedere a blogger, da un Mac in giapponese prestato dal cognato di Chieko, quindi sono un po' in difficolta'... Gomenne!
emi

aggiornamento: ok, ora sono di nuovo a casa sul mio pc e ho sistemato tutti i link. Buona lettura.

2011/03/11

Terremoto (Jishin じしん) e tsunami つなみ

Immagino che tutti sappiate già del terremoto che c'è stato poco prima delle 7 ora italiana (15 ora giapponese) vicino alla costa est dell'Honshu, l'isola principale del Giappone. L'epicentro è stato a circa 100 chilometri da Sendai e a 300 da Tokyo e la scossa è stata di magnitudo 8.8.
Tranquillizzo gli amici che ci leggono dicendo che a Osaka è tutto a posto, anche se pure qui abbiamo ondeggiato per qualche minuto nonostante siamo a quasi 700 chilometri di distanza. Io e Ege stavamo parlando in piedi in casa e entrambi abbiamo avuto un improvviso giramento di testa. Penso che ci abbiamo messo circa un minuto per pensare entrambi "cavolo, non riesco a stare in piedi in modo stabile" e a chiederci poi a vicenda se era solo un nostro problema o se era la casa che stava ondeggiando con noi.

Stavo cercando di organizzare le notizie e scrivere un post quasi in tempo reale, ma sono troppo lenta e dato che ormai Repubblica on Line vi ha già raccontato tutto e i siti giapponesi che sto cercando di tenere d'occhio hanno un pò di problemi di connessione a causa del black out, lascio perdere del tutto.
Vi lascio solo il link della scheda relativa al terremoto dal sito della United States Geological Survey qui. Se andate sulla tag "Maps" e selezionate "Earthquake location" potete vedere quante sono le scosse...

Prima di cliccare sul tasto "Pubblica il Post" voglio ringraziare chi ci ha contattato per sapere se stiamo bene, adesso rispondo a tutti.

Emi

2011/01/15

Primi passi nella scena musicale underground di Osaka

Piu' tempo trascorriamo ad Osaka, piu' ne scopriamo i lati nascosti e lentamente impariamo tutto cio' che questa meravigliosa citta' ha da offrire.

Un aspetto che ci aveva sempre lasciati perplessi era la mancanza (apparente, col senno di poi) di luoghi dove uscire la sera per bere qualcosa ed ascoltare buona musica, magari dal vivo. Con "buona" musica intendo musica alternativa, rock, metal, punk, jazz, generi giapponesi indefinibili, eccetera... ovviamente se ci si accontenta di musica di sottofondo, basta andare in un qualunque ristorante o izakaya, ma ovviamente questi non sono locali primariamente orientati all'ascolto di musica.

In Italia i locali diciamo "orientati alla musica" sono molto comuni: ci si trova con gli amici, ci si siede ad un tavolo e si trascorre la serata tra bevute, chiaccherate e l'ascolto del proprio genere musicale preferito, sia esso popolare o di nicchia, spesso con esibizioni dal vivo. Quando cercavo di spiegare ad amici giapponesi che ero alla ricerca di un bar dove poter bere una birra ed ascoltare rock o metal, mi guardavano perplessi: mi dicevano che la serata "normale" tra amici giapponesi consisteva in uscite per mangiare o bere, magari al karaoke, ma non sapevano dirmi se bar "orientati alla musica" esistessero o meno in Giappone... Al limite mi indicavano concerti di gruppi piu' o meno famosi, giapponesi o meno, in locali unicamente adibiti a grandi performance live, ma non era questo che stavo cercando. Gli unici locali che ero riuscito a trovare fino al mese scorso erano alcuni club ad Amerikamura, nel cuore pulsante della vita notturna di Osaka, paragonabili alle nostre discoteche: DJ set, house, techno, ma niente rock o performance dal vivo. Inoltre avevamo provato ad andare in alcuni bar citati su alcune guide turistiche, ma che si erano rivelati di una tristezza enorme: spesso gestiti da stranieri e frequentati prevalentemente da stranieri alla ricerca di avventure amorose. Non sto neanche a citarli per non diffonderne ulteriormente il nome.

Insomma, abbiamo dovuto aspettare che due amici appassionati di musica, Davide ed Alessia, venissero a trovarci per scoprire finalmente come e dove accedere alla scena musicale underground di Osaka!

Il concetto e' leggermente diverso rispetto all'Italia: i locali dove i gruppi emergenti giapponesi suonano non sono dei bar con tavoli e posti a sedere e un palco, ma sono chiamati "Live House". La tipica Live House (per quanto abbiamo visto finora) e' generalmente un locale piuttosto piccolo, con un piccolo palco, un zona dove il pubblico sta in piedi (le live house con posti a sedere sembrano essere rare), un bancone per servire bevande (birre, cocktail, bevande analcoliche) e un imponente impianto audio. Si paga l'ingresso e la prima consumazione; i prezzi sono variabili in base alla notorieta' e al numero dei gruppi che suonano, in ogni caso sono generalmente alti rispetto ai prezzi italiani (da circa 15 euro in su). Tuttavia, alla fine della nostra prima esperienza, che illustrero' a breve, eravamo talmente soddisfatti della qualita' dei gruppi, del suono, dell'atmosfera e della gente che il costo ci sembrava addirittura basso! Solitamente e' possibile prenotare i biglietti di ingresso prima di arrivare al locale, nel qual caso si paga meno. Un'altra caratteristica delle Live House e' che i concerti iniziano incredibilmente presto rispetto a come siamo abituati in occidente: in base al numero di gruppi, possono iniziare anche alle tre o alle quattro del pomeriggio (ma generalmente verso le sei), proseguendo fino circa alle dieci-undici di sera. Questo e' frutto di una sorta di "regola" o forma mentis che credo di aver individuato: l'orario per i live inizia presto, e finisce prima dell'orario di inizio dei club. Si parla addirittura di "Live time" e "Club time". Rigidita' molto giapponese :)

La prima live house che abbiamo sperimentato e' il Namba Rockets, situato sotto i binari della linea ferroviaria sopraelevata della Nankai (proprio *sotto*, quando i treni passano, il locale vibra!).

L'ingresso al Namba Rockets (immagine recuperata dal sito del locale)

Il locale in se' e' molto bello se si apprezza l'atmosfera underground: scuro, luce soffusa, staff gentile e simpatico. Di fianco al locale, lungo la strada, c'e' una sala prove/studio di registrazione gestito dallo stesso gruppo, il "Subrock Namba". Il Rockets in verita' non e' solo live house, ma fa anche da club, con DJ set, infatti sul sito potete trovare sia "Show schedule" che "Club schedule".

Durante la serata scelta (a caso) da noi suonavano quattro gruppi. Come abbiamo scoperto poi, la serata era in verita' molto particolare in quanto il primo gruppo era formato dai membri dello staff del locale, che una volta scesi dal palco hanno ricominciato a servire bevande al bar, controllare l'ingresso, eccetera :)
Gli altri tre gruppi sono stati una vera sorpresa per noi: ci aspettavamo un livello tecnico e artistico paragonabile alle band emergenti nostrane, ma la bravura, la creativita' e l'energia di tutti e tre e gruppi ci hanno letteralmente lasciati senza parole: hanno aperto la serie le うさぎさんの片耳ちょんぎったろか (Usagisan no kata mimi chongittaroka - che significa qualcosa tipo "tagliamo un orecchio al signor coniglio?"), un gruppo composto da tre ragazze ed un ragazzo che e' rapidamente diventato il mio gruppo giapponese preferito, infatti ho subito comprato il loro primo CD (spesso i gruppi nelle live house vendono i loro CD direttamente).




Il genere delle Usagi (pronuncia: "Usaghi" - nome abbreviato da noi per comodita') non e' facilmente definibile o classificabile. Potrei provare a darne una definizione approssimativa, ma probabilmente si fa prima ad andare ad ascoltare qualcosa sulla loro pagina MySpace.

Il secondo gruppo sono stati i Liaroid Cinema, che hanno sprigionato un'energia violenta e devastante, con il cantante che prima del concerto sembrava la persona piu' tranquilla del mondo, mentre sul palco si e' trasformato nell'esatto opposto, arrivando a ferirsi un labbro col microfono. In questo caso il loro CD e' stato acquistato da Alessia!


Come ultimo gruppo sono saliti sul palco i Nayuta, che suonando anche in questo caso un genere difficilmente classificabile sono diventati invece il gruppo giapponese preferito di Emi :) Anche il loro CD e' stato prontamente acquistato, sia da Emi che da Davide.




Dopo la partenza di Davide e Alessia per tornare in Italia, io ed Emi siamo andati ad un'altra live house con un'amica giapponese. Tuttavia parlero' di questa seconda esperienza in un prossimo post, perche' nonostante io non scriva praticamente mai su questo blog, mi sono accorto che le rare volte che lo faccio sono fin troppo prolisso ;)

Ege

P.S. in caso qualcuno fosse interessato ad acquistare un CD di questi interessanti gruppi e incontrasse difficolta' di comunicazione con la band (a volte anche l'inglese non e' d'aiuto qui in Giappone), ci offriamo volentieri per fare da tramite per acquistarlo e spedirvelo a casa :)

2010/08/27

Hanabi

In Giappone estate equivale a hanabi, ovvero fuochi d'artificio. In tutto il Giappone specialmente durante il mese di agosto si svolgono centinaia di natsu no matsuri (festa dell'estate) in cui si possono ammirare fuochi d'artificio.
Vicino a Osaka il primo di agosto si può ammirare lo spettacolo di fuochi d'artificio più grande del Giappone, organizzato dalla PL Kyodan (Perfect Liberty Kyodan), un movimento religioso fondato nel 1924.
Un collega di Ege, Yoshida-san (ne avete già sentito parlare qui), abita nella cittadina in questione, e per l'occasione ha invitato alcuni amici a casa sua.
Essendo lo spettacolo più grande del Giappone c'è tantissima gente, e per evitare la troppa folla siamo andati a un laghetto vicino a casa di Yoshida-san, distante circa 2 km dall'area dei fuochi. Per assicurarci una buona visuale il buon Yoshida-san ha "prenotato" il posto già di mattina (semplicemente mettendo sul prato una stuoia, che nessuno ha toccato!). Dopo un pranzo in compagnia ci siamo diretti al lago e abbiamo aspettato continuando a mangiare e bere l'inizio dello spettacolo.
Nella seconda metà del pomeriggio il parco intorno al lago si è riempito velocemente di famiglie, coppie e gruppi di amici, tutti provvisti di telo da picnic (come per l'hanami) e scorte di cibo.
Lo spettacolo è iniziato verso le 19:30-20:00 ed è durato più di un'ora. I fuochi erano molto belli, ma la cosa che ci ha colpito di più sono state le esclamazioni di stupore dei giapponesi, che per tutta la durata dello spettacolo hanno accompagnato i fuochi più spettacolari con cori di "oooooohhh!" e "aaaaaahhh!"..
Ecco un breve video, ricordatevi di alzare il volume delle casse!


Al prossimo post!
Emi

2010/06/26

Kattobaseee!

Come molti di voi sapranno, in Giappone uno degli sport più popolari è il baseball, seguito da tantissime persone e praticato credo in quasi tutte le scuole del paese.
Dato che in Italia invece il baseball è decisamente in secondo piano, quando due nostri amici ci hanno invitato ad assistere ad una partita abbiamo accettato subito.
La partita in questione era tra gli "Hanshin Tigers", squadra di Osaka, e i "Tohoku Rakuten Golden Eagles", una squadra di Sendai, città situata 400 km a nord di Tokyo. La partita si è svolta allo stadio Koshien, che è lo stadio di casa per gli Hanshin Tigers.
Il treno che abbiamo preso per raggiungere lo stadio (vicino a Kobe) era pieno di tifosi come una scatola di sardine, ma nonostante ciò l'atmosfera era tranquilla e gioiosa.
Lungo tutto il breve tratto di strada che porta dalla stazione allo stadio c'erano bancarelle di ogni genere che vendevano gadget e cibo, con l'ormai familiare vociare dei negozianti che continuano imperterriti con i loro "Irasshaimaseeee" :)
Uno degli oggetti più venduti è una coppia di piccole mazze da baseball in plastica leggera, che vengono usate per fare il tifo: c'è n'è davvero per tutti i gusti!


per i baby-fan

Prima di entrare nello stadio i nostri amici ci hanno fornito una maglia della squadra, in modo da sembrare dei veri tifosi... godetevi Ege vestito di un colore diverso dal nero!

Ege e Yasu

Emi e Chie-donna tigre

Dopo aver superato un breve controllo di sicurezza abbiamo finalmente raggiunto i nostri posti e pranzato con un delizioso bento e degli onigiri preparati da Chie. Lo stadio si è riempito velocemente, e all'inizio della partita la vista era questa:


Vedete sulla destra della panoramica una zona di colore rosso? Ecco, quelli erano gli irriducubili tifosi dei Golden Eagles in trasferta.


Ovviamente non c'era alcuna protezione tra le due tifoserie, perché allo stadio come altrove l'ordine regna sovrano.
Al di là della partita in sé, è stato molto interessante osservare svariate stranezze ostentate dai tifosi, come ad esempio "l'uomo tigre" che potete ammirare nelle foto qui sotto.


Quando gli Hanshin Tiger sono in attacco, i tifosi si lanciano in cori "personalizzati" a seconda del giocatore da incitare e seguono precisi ritmi con le mazze di plastica che avete visto sopra. Anche in questo caso ovviamente la coordinazione è assoluta, gestita dai "capi tifoseria" mediante cartelli che indicano cosa cantare, tamburi per il tempo, trombe e fischietti.

Notare l'equilibrio precario e i guanti bianchi "d'ordinanza"

かっとばせ (pronuncia: kattobasé) significa "colpisci la palla" e si canta abbinata al nome del battitore

All'inizio del settimo inning (numero fortunato in Giappone) si ha l'evento clou della partita: il gioco si ferma (!!) per permettere ai tifosi degli Hanshin Tigers di gonfiare migliaia di palloncini colorati e lanciarli in aria come segno di buon augurio. Questa è una tradizione specifica dei tifosi degli Hanshin Tigers, riproposta anche nelle partite fuori casa, escluse quelle contro i Giants a Tokyo. A Tokyo dicono che è per questioni di ordine pubblico, ma noi siamo sicuri che sia riconducibile alla profonda rivalità non solo tra le due squadre, ma tra le due città :) (se volete godervi appieno il video, alzate il volume!)


Alla fine la partita l'hanno vinta i Golden Eagles, ma bisogna dire che noi ci siamo divertiti parecchio!

Al prossimo post.
equadro

2010/03/11

Nanami san, ganbatte kudasai!

Ieri pomeriggio ero a Namba con Chieko sensei (la nostra insegnante di giapponese) e abbiamo fatto un incontro piuttosto inusuale. L'inizio sarebbe un pò più complicato ma ve lo faccio semplice.
Siamo state fermate da un ragazzo armato di blocco da disegno e uniposca che ci ha chiesto se lo potevamo aiutare nel preparare un regalo per una sua amica: questa amica, che si chiama Nanami, ha appena trovato lavoro e lui le vuole fare un regalo di incoraggiamento.
Il regalo consiste nel realizzare un album composto dai messaggi che le persone che lui ferma accettano di scrivere per Nanami e dalle fotografie di queste persone mentre mostrano il loro messaggio. Ci ha anche mostrato delle fotografie già scattate per dimostrarci che non era una presa in giro.
Il suo obiettivo è di arrivare a 77 messaggi, e ieri era già arrivato a circa 60.
La cosa più sconvolgente di tutte però è che il baldo giovane è originario di Niigata, studia a Tokyo ed è venuto ad Osaka solo per questo motivo!
Ecco una foto che lo ritrae mentre mostra il messaggio che abbiamo scritto io e Chieko sensei.

E per farvi capire perchè mi abbia colpito così tanto ecco una cartina dove sono evidenziate in verde Niigata (la città d'origine del ragazzo), in azzurro Tokyo (dove studia), e in rosso Osaka.


Essendo un giovane ragazzo giapponese (giovane davvero, 23 anni!) non ha detto niente, ma a me sembra evidente che sia innamorato perso di Nanami.. Magari poi mi sbaglio, ma spero che questo lo aiuti sia a incoraggiare Nanami che a farsi vedere da lei sotto una luce diversa.
がんばってね !
emi